• andreaspadoni

Perché al Mondiale siamo solo tristi spettatori


Domani inizia il Mondiale di calcio.

Il secondo consecutivo senza l'Italia. Pazzesco. Uno scenario che sarebbe stato impossibile immaginare in passato, soprattutto per quelli che, come me, hanno superato i 40 anni.


Se torniamo indietro nel tempo, alla nostra adolescenza, solo in un film di Ridley Scott sarebbe potuto accadere. Non sarebbe mai potuto esistere un torneo iridato del gioco del pallone con l'assenza della squadra azzurra. Davamo sempre per scontato non solo partecipare, ma anche giocarsi la vittoria finale. C'era un gran fermento nei paesi, nelle periferie, nelle città i giorni prima del Mondiale. Soprattutto non possiamo dimenticare la magia di Italia '90. Il mondiale in casa. Ci ritrovavamo nei garage, sotto i gazebo, con la bandiera e la maglietta azzurra che indossavamo orgogliosamente. Eravamo emozionati.


Oggi siamo malinconicamente spettatori di un torneo che è cambiato, un calcio che ci appassiona un po' meno, senza eroi in carne e ossa, ma dove in questi giorni si parla soprattutto di un influencer che si chiama Cristiano.


Ci piace meno tutto, ma non perché siamo vecchi e brontoloni. Il calcio degli sceicchi, dei miliardi di euro, dei super ingaggi, dei giocatori che buttano la palla avanti e corrono sulle fasce senza mai dribblare un avversario in mezzo al campo, dell'ossessione delle ripartenze da dietro, è più brutto. Ammettiamolo. È lontano anni luce dalla passione primitiva di noi ragazzini che con un pallone in strada, due zaini per fare le porte, giocavamo fino al tramonto e pensavamo di essere campioni.


Abbiamo perso e siamo spettatori. Ci dispiace.

Siamo una delle nazioni del mondo con più calcio nelle vene e non siamo rappresentati dalla nostra bandiera nel torneo più importante del mondo. Inaccettabile. Ed è inaccettabile che, in questo contesto, non si dica la verità. Anzi, pare proprio che i vertici del calcio italiano tentino di confondere un po' le carte con una comunicazione fumosa e piena di retorica.


La verità è una sola: siamo degli incapaci e forse non più competitivi ad alti livelli nel calcio.


Tutto questo si riflette in un Commissario Tecnico super protetto un po' da tutti, nonostante il totale fallimento alle qualificazioni, non centrando il mondiale nonostante il girone più facile d'Europa. Bastava vincere una partita tra Bulgaria, Svizzera (andata e ritorno), Irlanda del Nord e Macedonia del Nord e saremmo stati qui ad attendere il debutto della nostra Nazionale. Non ci è riuscito e giustamente siamo fuori dalla competizione.


Onestamente fa tristezza leggere molte dichiarazioni di giornalisti che sostengono che saremmo dovuti essere al Mondiale perché campioni d'Europa. E perché mai? Sono due tornei diversi, due federazioni diverse e sul campo abbiamo dimostrato di dover guardare le partite alla televisione.


Come alla televisione, in questi giorni, ci fanno vedere le imbarazzanti amichevoli della nazionale, una specie di pillola blu per farci credere che sta andando tutto bene. E invece va malissimo perché se analizziamo le ridicole convocazioni non possiamo che rimpiangere tutto ciò che rappresenta il passato. Anche Ventura che avevamo processato, condannato, sbeffeggiato, trattato come un nonno vicino alla pensione, per non essersi qualificato al Mondiale in un girone vinto dalla Spagna, non dalla Svizzera.


Cari ragazzi, non vi fate abbindolare dalla comunicazione e dalle ingiuste e inadeguate convocazioni di Pafundi e c...La Nazionale si deve meritare, non basta un procuratore con le amicizie giuste. Alla fine l'ho detto.


Non siamo al Mondiale e nessuno ne ha pagato le conseguenze. Credo che le


e dei vertici FIGC sarebbero state necessarie. Tanto in Italia funziona così: a pagare (prima di tutto le bollette) tocca a noi.


Godiamoci il Mondiale, degli altri.

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